Le Rocche del Gatto: Vino romanticamente anarchico

In oltre mezzo secolo di vendemmie Fausto De Andreis ha saputo affinare il proprio stile in piena libertà, sempre nel pieno rispetto del vitigno ligure curato con passione e dedizione, con l’obiettivo di rappresentare con i vini delle cantine Le Rocche del Gatto il vino ligure “old style”, soprattutto pigato e vermentino, ma anche Rossese e Ormeasco.

Le prime esperienze risalgono agli anni ’50, apprendendo da suo padre l’amore per la vigna e, anno dopo anno, sviluppando le tecniche di vinificazione. Il suo carattere un po’ ribelle e insofferente ai canoni dell’autorità vinicola gli ha guadagnato col tempo l’appellativo affettuoso di “anarchico del Pigato”, un personaggio un po’ romantico che si batte contro la globalizzazione che si sta diffondendo anche nel settore del vino.

“Io non mi sono mai dichiarato né bio, né biodinamico tantomeno naturale anche perché il termine per me è molto vago.

Nel fare il vino, sono condizionato eticamente dalla mia memoria storica dovuta alle mie 62 vendemmie passate, 17 partecipate e 45 fatte in prima persona, un percorso che mi ha segnato, perché sino al 1984 in cantina e in vigna la gestione era tradizionale, allora non si parlava né di bio né di biodinamica.

Con l’avvento della Doc, mentre i produttori liguri si sono allineati alle richieste del mercato, io ho scelto al contrario di continuare a vinificare in modo tradizionale.

Mi sono attrezzato in modo da poter produrre il mio vino evitando le ossidazioni che la fermentazione sulle bucce comportava; praticamente con l’aiuto del freddo riuscivo a ad ottenere un vino che manteneva le sue prerogative di terroir e non era ossidato.

Mentre scoppiava la moda dei vini banalizzati (v. lieviti selezionati…) sono rimasto ligio ai lieviti autoctoni, nonostanti le varie decisioni di rivedibilità o addirittura di bocciatura da parte della commissione doc.

Non é che non sono capace a fare il vino per soddisfare i gusti modaioli dei commissari della doc… semplicemente non voglio andare contro i miei principi. Per me il vino deve essere espressione del vitigno utilizzato, del territorio di produzione, dei metodi tradizionali di produzione delle uve e di trasformazione di queste, i profumi e i sapori devono essere i suoi e non profumi e sapori indotti artificialmente.”

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