L’etilometro a fiato… NON FUNZIONA!

L’etilometro a fiato NON FUNZIONA, perché non sa come convertire l’alcol nel fiato in alcol nel sangue. E non lo sa perché non esiste una legge fisica stabilita (ogni persona ha un suo proprio fattore di conversione che varia anche da momento a momento) e inoltre, ancora più grave, perché non esiste un legame costante e univoco nella fisiologia del passaggio di alcol dal sangue al fiato. L’etilometro va abolito e al suo posto bisogna usare l’analisi dei riflessi: più semplice, più sicura, meno costosa e soprattutto in grado di colpire e di punire, se è il caso, anche coloro che pur non avendo bevuto sono comunque un pericolo vagante alla guida (droga, sonno, depressione, euforia, incapacità fisica, ecc., ecc.).

Pur sapendo che la guida sotto l’effetto dell’alcol influisce solo per il 3% degli incidenti stradali più gravi, lo Stato si è scatenato proprio sul vino e soprattutto su chi ne aveva una visione giusta, limitata e sincera. Di sicuro niente ha fatto contro la velocità delle auto, dove bisogna lottare contro le case automobilistiche che ben altro potere hanno.

E’ stato grazie ad un produttore ligure, caro amico e magnifico interprete del vero vermentino e pigato, che ho preso seriamente la questione. Dapprima mi ha spronato all’ironia e al sarcasmo, poi ha cercato di scatenare la mia essenza di ricercatore scientifico che la pensione non era riuscita a sopire. “Ma siamo sicuri che l’etilometro funzioni veramente?”. “E se fosse una delle solite “bufale” create per truffare i cittadini resi sempre più ignoranti dalle becere idiozie televisive?”. “Ho letto di un certo fattore di conversione che è la base di tutto il marchingegno, ma che di scientifico ha poco o niente.” E via dicendo… Frasi che non potevano lasciarmi indifferente e che mi hanno “costretto” a tornare a fare lo scienziato.

Sono un appassionato di vino che ha sempre bevuto con la giusta moderazione. Sicuramente, il concetto passione-moderazione non è mai stato compreso dai vari legislatori che hanno via via appesantito, sia praticamente che moralmente, le sanzioni.

Chi ama il vino, le sue raffinate emozioni, la cultura millenaria che lo ha accompagnato fin dalla sua nascita risalente ai primordi dell’uomo e che ha spesso assunto valenza sacrale nella nostra stessa Religione Cristiana, non si ubriaca.

Chi capisce le mille sfaccettature culturali ed etiche del vino lo degusta e lo assapora, sapendo benissimo che l’ubriachezza annulla le sensazioni più vere e profonde.

Eppure, proprio tra coloro che il vino lo assaporano, lo fanno e ci vivono cercando di migliorare l’economia nazionale, distrutta dalla dilagante perversione legata alla truffa continuativa e impunita, si sono cercati i capri espiatori per permettere allo Stato di dimostrare (a parole) che la sua azione per la salvezza dei cittadini era ineccepibile, forte e decisa. Tutto ciò, ovviamente, incamerando soldi sempre e soltanto a spese dei più deboli.
Ho usato internet per la mia ricerca. Sì internet, che se ben usato è una conquista enorme, ma che richiede raziocinio e capacità di discernimento. Non l’internet di “facebook”. L’internet che ti permette di leggere articoli, testi e idee di ogni parte del mondo. In italiano, ovviamente, non ho trovato niente. Ma in inglese si è aperto un mondo. Fior fiore di avvocati americani avevano già vinto cause contro quella diabolica macchina che tutto era fuorché qualcosa basato su vera Scienza.

Scrissi un articolo ironico contro l’etilometro, che ormai di allegro aveva ben poco. Era una vera e propria condanna di un’apparecchiatura che diceva di poter fare quello che non avrebbe mai potuto fare.

Una scoperta che mostrava un “affare” che aveva dell’ignobile e del truffaldino. A quel punto non ce la feci più a continuare a scherzare, pensando a quanti cittadini venivano rovinati finanziariamente e psicologicamente attraverso continue sedute psichiatriche che li mettevano alla stessa stregua di un serial killer. E tutto ciò per il risultato di una macchina che usava un numero, estremamente variabile, per decidere la sorte di un guidatore. Finalmente uscii allo scoperto con un articolo.

E mi trovai di fronte a un muro di gomma. Uno sparuto gruppo composto da qualche produttore, da qualche ristoratore e da qualche persona che era stata colpita dall’etilometro, mi recò un po’ di conforto. Pochi comunque, troppo pochi e con scarse possibilità di poter passare all’azione.

Fermarmi, lasciare perdere? No, non potevo farlo, per l’amore che ho per il vino e per i suoi “maestri”. Al diavolo! Quelli che il vino lo parlano soltanto e cercano di sfruttarlo per averne un ritorno economico e di immagine, di personaggi così se ne trovano in tutti i campi, non ultima la Scienza.

Dovevo andare oltre, studiare a fondo la fisica e la chimica che stanno dietro all’etilometro (giudicato oracolo “intoccabile” dai soliti media) che già si dimostrava, con la variabilità del fattore di conversione, un’applicazione ai fini di business, errata e insulsa. Il caro produttore ligure continuava a sostenermi e a stimolarmi: non potevo smettere.
Cominciai a leggere gli articoli professionali di fisiologia polmonare dei massimi esperti internazionali del settore (Frajola, Hlastala, ecc.). Mi accorsi ben presto che ben più gravi colpe si nascondevano dietro le spavalde asserzioni degli organi di sicurezza stradale. Che fosse ignoranza vera o finta non mi interessava molto, ma sicuramente gli specialisti italiani di fisiologia polmonare e i tossicologi forensi dovevano sapere. Ed invece il silenzio regnava sovrano.

Scoprii così che non solo il fattore di conversione è un’applicazione falsa e sbrigativa di una pseudo-legge fisica, ma che tutto il castello di carte su cui si regge la diabolica macchinetta è falso e sbagliato: non esiste una relazione chiara e netta tra alcol presente nel fiato e alcol presente nel sangue, anzi. La fisiologia moderna nega decisamente la validità dell’etilometro a fiato.

Mi sembrava tutto abbastanza chiaro e comprensibile, ma avevo bisogno di ulteriori conferme, come insegnano i principi della ricerca scientifica, nata quattro secoli fa con Galileo Galilei e ormai completamente dimenticata dalla scienza “televisiva”.
Decisi di affrontare subito la punta della piramide e scrissi al prof. Hlastala, indiscusso leader mondiale della problematica sia dal punto di vista fisiologico che forense.

Ben diversamente dai meno celebri colleghi italici, mi rispose subito, mi dette spiegazioni, mi inviò addirittura articoli ancora in fase di pubblicazione, si rese addirittura disponibile a venire in Italia per tenere conferenze esplicative. Con il suo aiuto riuscii a mettere a punto un voluminoso dossier che conteneva il frutto delle mie ricerche e delle mie traduzioni, accompagnato da tutta l’estesa bibliografia sul caso.

Una prova scientifica indiscutibile e non solo vaghe parole.

Ma eravamo tutti impotenti, senza possibilità di agire. La verità più triste era una e una soltanto: il mondo intorno a noi, rincretinito dai media, pauroso di schierarsi, non riusciva più a capire la differenza tra vera Scienza e scienza-spazzatura. Preferiva subire, patteggiare, abbassare la testa e sperare di cavarsela in qualche modo.

Abbastanza disperato, provai a inviare la mia documentazione ad alcuni tossicologi italiani. Uno mi rispose che erano un po’ di anni che non leggeva più la bibliografia (?!), ma che si sarebbe rifatto vivo (ovviamente non lo fece). Un altro disse tra le righe che “sapeva”, ma non voleva mettersi contro il “sistema”. Un altro non rispose, ma dopo qualche mese fece suo il mio lavoro (senza ovviamente citarlo). Poco male, non cercavo visibilità, volevo solo dimostrare una verità nascosta in modo truffaldino. Questa mia delusione la espressi in modo plateale in un altro articolo, che peggiorò ancor di più i miei rapporti con la stampa del settore. Ma nient’altro…

Pensavo di essere arrivato ad un vicolo cieco. Nel mondo di oggi si preferiva la truffa alla verità. Nessuno osava ribellarsi. Nessun aiuto concreto da parte di avvocati, magistrati, tossicologi, giornalisti…Nulla di nulla. E anche le strigliate dell’amico produttore ligure facevano fatica a farmi riprendere vigore. Stavo quasi per mandare al diavolo pure lui, quando… Finalmente la luce!
Un’importante associazione di produttori “veri” e schietti mi contattò e mi diede appoggio incondizionato: la FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti). Mi metteva a disposizione una struttura, dei fondi, la possibilità di contattare e di comunicare con personaggi di alto livello decisionale. Non ero più solo! Forse la voce si sparse (anche se si cercava di preparare la strategia operativa in silenzio per non rischiare di bruciare le innumerevoli frecce che avevamo nel nostro arco) e arrivarono le prime sentenze di giudici che iniziavano a ribellarsi ad una legge basata su falsa scienza, ricorsi di avvocati decisi e agguerriti, e, finalmente, anche le parole chiare e nette di un noto tossicologo italiano, che confortavano in pieno quanto avevo raccolto: un palazzo enorme, ma senza fondamenta, si stava sgretolando.

Scoprii infine una “chicca”, probabilmente ancora più grave da un punto di vista legale: la stessa casa costruttrice dell’etilometro, la Draeger, mentre da un lato assicura della perfezione dei risultati, dando errori matematicamente irrisori, dall’altra CHIEDE espressamente al “cliente” quale fattore di conversione preferisce inserire. MA COME?! Se l’apparecchio è scientificamente valido non può essere il cliente (che di fisica potrebbe non saperne niente) a scegliere a suo piacere un numero così fondamentale. Il numero, il fattore di conversione è uno e uno solo! Altrimenti dove va a finire la “precisione” ingannevolmente dichiarata? Siamo al livello di uno che vendendoci una “bilancia” di precisione ci chiedesse: “vuole che pesi in chili pesanti o in chili leggeri?”. Assurdo e sconvolgente per uno scienziato e penso anche per qualsiasi avvocato o giudice. Ma forse non altrettanto importante per il “compratore”, ossia lo Stato italiano!

Attraverso ricerche approfondite sulle riviste specialistiche internazionali ho potuto recuperare prove più che condivise che dimostrano come la scienza che sta dietro agli etilometri a fiato sia scienza-spazzatura, che dovrebbe essere ripudiata da chi ha la pretesa di giudicare se la conduzione di un veicolo avvenga sotto condizioni adeguate e prive di pericolo.

Tuttavia, oltre a questi dati che potrebbero essere più che sufficienti a smascherare l’inefficacia della strumentazione utilizzata dalle Forze dell’Ordine, è estremamente istruttiva la lettura delle caratteristiche dell’etilometro ufficialmente in dotazione (il Draeger 7110 MKIII) e il modo in cui il suo utilizzo viene descritto da un alto funzionario della polizia (Giandomenico Protospataro, Vice Questore aggiunto del Servizio Polizia Stradale). Uno dei due sicuramente sbaglia!

Il Vice Questore dice testualmente: “…Un fotorilevatore misura la riduzione di energia del raggio all’infrarosso al termine dell’attraversamento della camera di misura e, mediante un sistema elettronico, trasferisce il dato al microprocessore che elabora il dato ricevuto e, in ragione della proporzione tra alcol nel sangue e alcol nell’aria espirata dai polmoni (ossia, il ben noto fattore di conversione, N.d.A.) visualizza il dato del tasso alcolemico …”.

Questa asserzione ribadisce chiaramente che esiste UNA e UNA SOLA “proporzione” tra alcol nel sangue e nell’aria espirata dai polmoni. Noi già sappiamo dalla bibliografia scientifica che questo NON E’ VERO, ma il Vice Questore invece ci assicura in merito. In altre parole, ci dice che l’etilometro a fiato SA BENISSIMO PER CHE NUMERO DOBBIAMO MOLTIPLICARE LA PERCENTUALE DI ALCOL NEL FIATO (l’unica “cosa” misurata dall’etilometro) PER OTTENERE LA PERCENTUALE DI ALCOL NEL SANGUE (l’unica “cosa” che può teoricamente dare un’informazione sullo stato di ebbrezza, anche se poi nemmeno questo è vero).

Per fare un esempio più semplice e molto più comune, pensiamo a una bilancia. Immaginiamo che lo strumento sia perfettamente tarato per misurare il peso in chilogrammi. L’errore che commette è piccolissimo (così come probabilmente fa anche l’etilometro per l’alcol nel fiato). Tuttavia, per il vostro uso giornaliero voi vorreste che la bilancia (digitale, come ormai è anche l’etilometro) vi indicasse sullo schermo il peso in grammi. Come si può fare? Bene la Scienza (vera) dice, senza ombra di dubbio, che bisogna MOLTIPLICARE IL NUMERO DEI CHILI PER UN COEFFICIENTE UGUALE PER TUTTI E OVUNQUE, il numero 1000. Anche gli scolari delle scuole inferiori sanno che per passare dai chili ai grammi bisogna moltiplicare per 1000.

Più in generale, uno strumento valido scientificamente deve basarsi su una legge fisica accertata e univoca. In caso contrario sarebbe un inganno. Chiunque vi chiedesse: “Scegliete voi come trasformare un dato corretto (ma inutile) in un dato utile”, sarebbe da guardare con grande sospetto e meriterebbe un’ulteriore domanda: “Come fate ad assicurarmi una notevole precisione finale se chiedete di impostare a mia scelta il coefficiente per il quale moltiplicare l’unico dato certo? O utilizzate una scienza fasulla oppure mi prospettate una truffa! In entrambi i casi lo strumento che mi volete vendere o è da denuncia o, al limite, è del tutto inutile”.

Eppure, è proprio questo quello che capita

La Fisica non gioca a dadi! Se il fattore non è unico e può essere scelto a nostra discrezione, i casi sono due: o si sta compiendo una truffa come quella della bilancia “personalizzata” (ma non voglio nemmeno pensarci), oppure la Fisica che sta dietro alla trasformazione da alcol nel fiato a alcol del sangue è scienza molto incerta, per non dire spazzatura.

Prima di concludere questa lunga e travagliata battaglia per la verità, vorrei osservare che spesso coloro che preferiscono lasciar correre e chinare la testa per non rischiare di esporsi, sostengono questo concetto: “Meglio una cosa che non funziona, ma che comunque combatta la guida degli ubriachi”.

Concetto assurdo per vari motivi:

1) Non è una legge giusta quella che per scoprire un colpevole ne colpisce molti altri innocenti. E’ come sparare nel mucchio e sperare di prendere l’assassino confidando nel calcolo delle probabilità. Oggi sappiamo che l’etilometro “regala” numeri a caso che ben poco hanno a che vedere con il vero tasso di alcol nel sangue.

2) Noi vogliamo che siano fermati gli ubriachi al volante, ma con metodi efficaci e non fasulli. Questi metodi esistono e sono già applicati negli USA: l’analisi dei riflessi, della capacità di guida, della lucidità del conducente. E costerebbero molto meno degli etilometri.

3) Vogliamo che siano puniti TUTTI coloro che non sono in grado di guidare, non chi ha bevuto un paio di bicchieri di vino o magari neanche quelli perché l’etilometro colpisce anche chi non ha assolutamente bevuto a causa della sua inesistente validità scientifica.

Scoviamo e puniamo coloro che si sono cibati di misture micidiali, alcoliche o farmacologiche, coloro che superano senza problemi la velocità limite dei 130 km/h e che si potrebbero fermare con una semplice legge che imponga alle case automobilistiche un blocco automatico dell’acceleratore, coloro che hanno la patente ma che non sono obiettivamente in grado di guidare perché troppo anziani o troppo stanchi o troppo depressi.

Facciamo vera prevenzione e non solo punizione! Sappiamo che la seconda porta soldi allo Stato, mentre la prima ne ha bisogno. Ma dove sono finite l’onestà e la difesa dei diritti dell’uomo? Basterebbe adattare le automobili ai 130 km/h e fare le prove dei riflessi PRIMA che i ragazzi, usciti dalle discoteche, si mettano alla guida. O invece preferiamo che si ammazzino per dare maggior vigore al recupero continuo e truffaldino di soldi attraverso le multe?

Concludo, riportando letteralmente quanto già enunciato chiaramente da studiosi inglesi nel lontano 1976 su una prestigiosa rivista medica internazionale:

Significance of variations in blood:breath partition coefficient of alcohol
By T. A. A. ALOBAIDI, D. W. HILL, J. P. PAYNE
Research Department of Anaesthetics, Royal College of Surgeons of England,
London WC2A 3PN

Published in British Medical Journal, 1976, 2, 1479-1481

Summary

A helium-neon laser was used to measure the alcohol content of breath from six volunteers at regular intervals over up to four hours. The corresponding blood values were calculated with a blood:breath partition coefficient of 2100. When these values were compared with those obtained by direct measurement it was obvious that substantial variations occurred from one person to another in the derived values and that even in the same person the use of the partition coefficient of 2100 led to significant differences between the direct and derived values for blood, and these differences changed with time. Thus the assertion that a constant partition coefficient of 2100 exists between alcohol in blood and that in breath is not supported by the evidence. Accordingly the use of such a partition coefficient to derive blood alcohol values for law enforcement is not justified.

Traduzione in italiano:

Importanza delle variazioni nel fattore di conversione tra alcol nel fiato e alcol nel sangue
di T. A. A. ALOBAIDI, D. W. HILL, J. P. PAYNE
Research Department of Anaesthetics, Royal College of Surgeons of England,
London WC2A 3PN

Pubblicato in British Medical Journal, 1976, 2, 1479-1481

Riassunto

Un laser a neon-elio è stato usato per misurare la percentuale di alcol contenuto nel fiato su sei volontari a intervalli regolari per un periodo di quattro ore. I corrispondenti valori di alcol nel sangue sono stati calcolati utilizzando un fattore di conversione uguale a 2100. Quando questi valori sono stati confrontati con quelli ottenuti da misurazioni dirette sul sangue è risultato ovvio che sostanziali variazioni sono state riscontrate da una persona all’altra e che anche nella stessa persona l’uso di un fattore di conversione di 2100 portava a differenze significative tra le misurazioni dirette e quelle indirette, e che queste cambiavano col tempo. Ne segue che l’asserzione che un fattore di conversione costante di 2100 esista tra alcol nel sangue e alcol nel fiato non è sostenuta dall’evidenza. Conseguentemente, l’uso di questo fattore di conversione per ricavare i valori di alcol nel sangue a fini legali non è giustificato. )

In 40 anni nessuno ha saputo (o voluto?) fare di meglio? No, anzi…

Oggi la situazione non solo non è migliorata, ma ha portato a cambiamenti ancora più drastici nella definizione dei processi fisiologici di passaggio da alcol nel sangue ad alcol nel fiato, rendendo completamente prive di valore scientifico le misurazioni ottenute con l’etilometro ufficiale in uso alle Forze dell’Ordine.

Vincenzo Zappalà

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