24 luglio 2015

L’azienda

Con oltre 60 vendemmie sulle spalle, Fausto ha saputo far tesoro della grande esperienza e affinare il proprio stile inconfondibile affrancandosi dagli schemi e dai “diktat” dell’enologia ufficiale: “Non ho bisogno di guardarmi attorno per vedere quello che succede, la mia strada è chiara da molto tempo…”, sempre con l’obiettivo di rappresentare il Pigato e il Vermentino “old style”, recuperando saperi e sapori che parlano di Liguria a chi desidera conoscere, ricordare od anche solo sentire “come era” il vino in una terra aspra e coltivata con fatica e passione.

Le sue prime esperienze risalgono agli anni ’50, da ragazzino. Prima apprendendo da suo padre l’amore per la vigna e poi, anno dopo anno, sviluppando le tecniche di vinificazione. Le Rocche del Gatto vedono la luce nel 1982. L’idea è di interpretare i vini aggiungendo la tecnologia al sapere tradizionale, quindi un’attenta cura del vigneto, fermentazioni attivate da lieviti autoctoni e lunghe macerazioni sulle bucce (per più settimane), con l’aiuto della tecnologia. Lo scopo è di estrarre dalle bucce tutte quelle sostanze aromatiche, minerali e tanniche che contribuiscono a dare ai vini quella peculiare caratteristica del vitigno e del territorio di cui sono e devono essere espressione.

Vinificando in modo particolare e tradizionale, la differenza e le sensazioni degustative tra un Pigato, un Vermentino e un Rossese sono ben chiare all’assaggiatore e rendono i vini di Fausto De Andreis dei piccoli gioielli per il palato, sorprendendo per la complessità e la struttura di questi vini davvero particolari che accostano tradizione e tecnologia.
“Chi copia arriva sempre secondo”, ironizza Fausto sorridendo sotto gli occhiali, “per questo ho sempre voluto trovare da solo la mia strada, anche nel vino, applicando la mia formazione da tecnico alla vinificazione tradizionale…” e racconta che “alcuni produttori sono venuti da me a vedere e farsi spiegare tecniche di vinificazione per poterle copiare nella loro produzione, con buoni risultati ma ovviamente differenti, poiché nei vini di “terroir” esiste sempre la variabile della mano del vignaiolo, unica ammessa oltre alle naturali condizioni climatiche”.

Belle ed evocative le metafore descrittive di Fausto quando parla dei propri vini musicalmente: il Vermentino è “un bravo solista”, mentre il Pigato è “un’orchestra” e il suo inimitabile Spigau è “l’orchestra sinfonica”.

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